TOP

A Milano si può pensare

20130429-115327.jpg

Il tram si era fermato. Lei attese un attimo, si voltò indietro. Tutti i passeggeri erano scesi.

Si sporse lentamente fuori dalla porta del vecchio tram ATM, con quei grandi gradini ingialliti. Aveva smesso di piovere. Non ricordava neanche più quando è stato l’ultimo giorno senza pioggia.

Piano, quasi ad attendere un tuono, scese le scale. La strada era piena di pozzanghere. Alcune persone tenevano ancora ben saldo nelle mani l’ombrello comprato a 5 euro dai marocchini.

Respirava a pieni polmoni quell’aria di Milano, stranamente pulita, che quasi sapeva di buono. Forse Milano sapeva proprio di buono. Con i suoi profumi nascosti nei negozi all’angolo Panetterie aperte da signore anziane che al massimo ti facevano il pan dei morti, ma non aspettarti prelibatezze meridionali. Fioristi ai semafori, che fiori così belli a Milano proprio non li vedi mai.

Aroma di caffè ed il tintinnio del ghiaccio nell’Aperol. Questa è Milano. Chiudi gli occhi e senti i tacchi veloci, lo stridulo di freni di biciclette. Qualche trolley che fa fatica sui ciottoli. La gente non parla molto a Milano. Tanti però, praticamente tutti, hanno cuffie nelle orecchie. Non è stato il boom dell’iPod è stato più in generale il boom del mobile, di quelle persone che non possono non comunicare al proprio collega/amico/fidanzato/madre che “sto uscendo”. Mi sono sempre chiesta perché dirlo quando sei già praticamente sotto terra in metropolitana.

Ecco. Sotto terra. Una cosa che molti non riescono a fare. Navigare nei meandri delle fermate della metropolitane. Entrare esattamente all’altezza giusta. Arrivare in fondo e stare nel proprio spazio vitale. Non come i pendolari o turisti che non comprendono. Non comprendono che non ci si ferma davanti alle porte. Non si staziona in mezzo senza aggrapparsi. Che è del tutto inutile correre, quando ogni 2 minuti passa un treno.

Milano che quando c’è il sole, quasi non ci credi. Stropicci il naso e ti stupisci di un polline sulle mani. Milano che tutti odiano perché è caotica, perché c’è lo smog . Ci vai a lavorare, torni e te ne dimentichi.

Milano, una signora troppo composta per voler faticar per volersi notare. Lei, la mia Milano, che ti accoglie e ti fa sentire a casa quando una casa non ce l’hai. Lei che ti fa scoprire esattamente quello che cercavi, e a volte che non sapevi neanche di volere. Ed alla fine finisce che ci vai a vivere a Milano oltre che a lavorare, e finisce che il sabato mattina ti alzi presto per bere il caffè in quel bar che prima, da pendolare, non notavi neanche. Che in un attimo si sono fatte le undici e anche tu ci trovi gusto a farti uno Spritz e una tartina. E trovi anche gusto a passeggiare e fermarti per mangiare qualcosa. Milano che poi alle quattro del pomeriggio si riempie per il tran tran di shopping ed è li il momento in cui la mia Milano sorride quasi a dire “non ho bisogno di farmi notare, io ci sono”.

Lei fece un altro bel respiro e di corsa attraversò la strada. Si ritrovò davanti ad un grande cancello con telecamere ovunque. Gli alberi tagliati linearmente parevano vecchie signore in parrucca. Non fece tempo a suonare, che il cancello automatico si aprì. Si guardò intorno certa che sarebbe saltato fuori qualche animale parlate. Non sa bene perché ma pensò subito ad una talpa parlante.

Superò il cortile ed entrò nella villa. Ora doveva scegliere. A destra verso la sala d’attesa, verso l’ambulatorio. A sinistra verso le aule.

Sapeva dove doveva andare. Eppure. Forse.

Meglio l’ambulatorio.

Lei si specchio in un improbabile anta di avorio lucido. Si sistemò i capelli arruffati ed avanzò verso l’aula. Era ovale, ad ogni passo il legno sotto i suoi piedi scricchiolava, tutti si voltarono ad osservarla. Tutti erano 4 persone. Stava per salire in cima, lontano dal centro, dagli sguardi , dal professore. Quando “ehi! La giù! Venga già e si sieda con noi, non c’è bisogno di scappare”.

Sorrise.

Lentamente scese le scale. Credeva che il tempo si sarebbe fermato che la lepre parlante saltasse fuori e le dicessi “mia cara non aver paura”.

Arrivata in prima fila, guardò il ragazzo alla sua destra. Alto, capelli arruffati, occhi stanchi labbra carnose. Se non fosse stato per l’abbigliamento tutto firmato e i pantaloni più odiosi che avesse mai visto, avrebbe perfino potuto dire che era un bel tipo. Lui non la degnò di uno sguardo, troppo intento a giocare con il cellulare.

Il professore sentenziò “spegnete tutto, anche la vostra rabbia. Si comincia”.

Piano prese la matita e compilò il modulo.

Nome: Sara Francesca

Alzai gli occhi, il professore mi aveva cacciato sotto il naso il microfono. Il mio sopraciglio destro come sempre si alzò e sottolineo la mia gran voglia di parlare. Non avevo alternative.

Lo presi, non guardai nessuno. Mi alzai e velocemente dissi “mi chiamo Sara ho ehm 30 anni…beh quasi 32”. Pausa mia, risata sua. E tutto di un fiato dissi “sono in terapia”.

Sono in terapia e lo voglio essere con voi.

La talpa parlante con gli occhiali esiste davvero. E li che mi aspetta e mi incita ad andare avanti.

Il compito di oggi? Alzarsi dal letto e scrivere 5 cose per cui vale la pena alzarsi dal letto.

20130429-154948.jpg

Prendo la Moleskina viola, la matita e comincio:

29 aprile 2013

1) Il caffè indubbiamente l’aroma, il calore e la carica del caffè;

Poi solo una canzone nelle orecchie “ e sono ancora qua”.

Non volevo neanche partire. Troppa gente, il p onte “ma che stiamo scherzando! Io vado via quando gli altri lavorano, io posso. Io faccio il contrario”.

Cazzate. Io lavoro come voi. Sono esaurita come voi (ok magari di più data la mia capacità di creare mostri), anche io ho bisogno di mare.

Ho passato due giorni in spiaggia a Viareggio. Nel silenzio più totale. A respirare a pieni polmoni. Dormendo sempre. Due giorni in cui ho premuto off ed ho dormito.

Ricordo solo le tue mani calde, le tue labbra. La voglia estrema di fermare tutto. Li con te.

Off. Pause.

Play

….

2) Non ci sei e mi manchi questo è più che sufficiente per tirarmi giù dal letto.

E sono ancora qua”.

Esaurita Sciura Milanese per vocazione e per residenza. Cucina, Viaggia e Fotografa in ordine sparso e casuale. Starnazza sempre. Non guida, ma va dappertutto.

Post a Comment